Μηδὲν ἄγαν (mēdèn ágān): il rilievo come elemento guida per la conoscenza della Scarzuola Μηδὲν ἄγαν (mēdèn ágān): Surveying as the guiding element for the cognition for Scarzuola (1)

Alfonso Ippolito, Francesco Borgogni, Eliana Capiato, Chiara Capocefalo, Francesco Cosentino, Luca Senatore
unpublished
La configurazione della Scarzuola di Tomaso Buzzi ricorda quella dei teatri antichi della classicità greca, in cui la scena è affidata alla natura. L'idea dominante è quella dell'architettura intesa come teatro, che il progettista investe di personali emozioni e concetti, attribuendo all'architettura "una quarta dimensione". La comprensione della logica "assemblatrice" di questa "inedita follia" viene delegata all'analisi grafica, che trarrà spunto dai disegni di Buzzi e dal rilievo integrato
more » ... rilievo integrato del sito. The configuration of Tomaso Buzzi's Scarzuola recalls that of ancient Greek theatres where the stage is entrusted to nature while the dominating idea is that of architecture conceived as the theatre in which the designer integrates emotions with concepts in the way that attributes to architecture a "fourth dimension". The comprehension of the inner logic of the "hidden folly" is made possible through the graphic analysis which takes into account Buzzi's sketches as well as through the integrated survey of the place. Introduzione Mai nessuno saprà con certezza se l'architetto Tomaso Buzzi (2) abbia acquistato il sito su cui sorge la Scarzuola già guidato dall'idea che l'avrebbe visto, in pectore, progettista e committente o se, invece, l'ispirazione gli sia balenata una volta venuto a contatto con le suggestioni del genius loci. Al contrario, non vi è nessuna incertezza sul fatto che la combinazione Buzzi-Scarzuola abbia prodotto quello spettacolo architettonico che è stato battezzato dall'autore stesso città Buzziana o Buzzinda, alludendo al Filarete della "città ideale". Tuttavia, ogni riferimento può risultare fuorviante se si dovesse avallare un'idea precisa di "città", di cui la Scarzuola, convento compreso, è invece negazione. Il complesso sorge nell'orvietano, in prossimità di Montegiove, seminascosto e protetto dal verde (Figura 1). Agli occhi del visitatore appare come un insieme labirintico: si configura attraverso un percorso che nasce da una preesistenza e che, per volontà dell'autore, non accenna mai a concludersi definitivamente, lasciando spazi per nuovi innesti ed intendimenti. La volontà di Buzzi è quella di comunicare e far vivere la sua personale esperienza interiore di architetto-umanista, attraverso il susseguirsi di architetture immaginifiche e introducendo il visitatore al viaggio, come fosse Polifilo protagonista dell'opera rinascimentale di Francesco Colonna, nel suo onirico itinerario alla ricerca dell'amata Polia (3). Per lo studio, si è scelto di utilizzare tutto il materiale esistente: le rappresentazioni grafiche dell'epoca, lasciateci dall'ideatore e corredate spesso da note; il rilievo integrato 3D del complesso architettonico; i molteplici appunti e lettere che raccontano il suo percorso culturale e la sua crescita artistico/spirituale. L' opera si materializza "geometricamente" attraverso superfici di qualsiasi tipo (euclidee e libere), costituenti gli elementi fondamentali per la comprensione dell'oggetto. Il processo fonde in maniera indissolubile i modelli iconici lasciati da Buzzi, sempre accompagnati da riferimenti culturali che rispecchiano il suo concetto finale di Architettura, con i modelli 2D/3D ottenuti con il rilievo integrato (Figura 2). Per un'attenta lettura/comprensione ci si avvale di un'analisi grafica tridimensionale e di sviluppi piani di superfici tridimensionali che riprendono idealmente le riflessioni e le idee di Tomaso.
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