CARLO FRANCOVICH-STORIA DELLA MASSONERIA IN ITALIA 1 CARLO FRANCOVICH STORIA DELLA MASSONERIA IN ITALIA

Dalle Origini, Alla Francese
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INDICE Avvertenza del Curatore p. 1 Nota introduttiva » 2 I Le origini della massoneria » 4 Le lontane origini della libera muratoria, 4. I liberi muratori accettati e la confraternita dei Rosa-Croce, 5. Dalla massoneria operativa alla massoneria speculativa, 8. La politicizzazione delle logge, 8. La grande loggia di Londra, 9. Le costituzioni di Anderson, 10. Il perdurare dell'esoterismo occultista, 13. II Il diffondersi della massoneria sul continente » 15 Le prime logge francesi, 15.
more » ... ancesi, 15. L'avventuroso Ramsay e l'origine degli alti gradi, 16. La massoneria negli stati imperiali, 20. III Le prime logge in Italia » 23 Le origini della massoneria italiana, 23. Una loggia giacobita a Roma, 25. IV La loggia inglese di Firenze » 29 La fondazione della loggia, 29. Il rinnovamento culturale in Toscana, 30. I componenti la loggia di Firenze, 31. La polemica fra l'abate Lami e padre Cordara, 36. La prima scomunica ad opera di Clemente XII (1738), 39. Il processo a Tommaso Crudeli, 41. V Le prime logge nel Regno di Napoli » 48 Massoneria inglese e «alti gradi» in Italia nella prima metà del secolo XVIII, 48. Le origini della massoneria a Napoli, 49. La loggia del duca di Villeroy a Parigi, 52. Il principe Raimondo di Sangro, 53. La massoneria occultista del barone Tschudi, 58. La scomunica di papa Lambertini, 61. La prima repressione antimassonica a Napoli, 67. VI I liberi muratori a Venezia. Goldoni, Griselini e Casanova » 71 VII La prima loggia milanese » 79 VIII I liberi muratori a Genova » 85 IX Le origini della massoneria in Piemonte » 91 X Trionfo massonico a Napoli » 99 Ripresa massonica a Napoli, 99. Processo e trionfo massonico, 106. XI La Stretta Osservanza » 113 Le origini, 113. Il barone von Hund, 116. La Stretta Osservanza dal professor Starck al duca di Brunswick, 119. I AVVERTENZA Abbiamo ritenuto opportuno elaborare la presente versione elettronica (2012) dell'opera di Carlo Francovich, tenuto conto della sua importanza e del tempo -quasi un quarantennio! -trascorso dalla pubblicazione a stampa (La Nuova Italia, Firenze, 1974), nonché dell'improbabilità che l'editore intenda procedere ad un 'ulteriore ristampa, dopo quella anastatica del 1989. Infatti, le ricerche sull'argomento pubblicate nel frattempo, in Italia e all'estero, hanno reso superati e meritevoli di una profonda revisione molti dati e punti di vista espressi o recepiti dall'Autore, la cui opera nondimeno rimane tuttora, nel suo complesso, un punto di riferimento imprescindibile per chiunque intenda affrontare seriamente lo studio della libera muratoria in Italia nel XVIII secolo. Ci siamo limitati a correggere alcuni refusi tipografici e qualche rarissima svista bibliografica, nella convinzione che vi avrebbe provveduto lo stesso Francovich, qualora avesse avuto la possibilità di attendere ad una seconda edizione, astenendoci da qualunque altro intervento aggiuntivo o modificativo del testo originale, la cui integrità è stata per il resto scrupolosamente rispettata. Sola omissione, il nutritissimo index nominum (pp. 492-517 dell'edizione a stampa): troppo impegnativo ed oneroso ricomporre, voce per voce, la nuova numerazione corrispondente alle pagine della versione elettronica. Siamo certi che il benevolo lettore vorrà scusare la lacuna. Il Curatore CARLO FRANCOVICH -STORIA DELLA MASSONERIA IN ITALIA 2 NOTA INTRODUTTIVA La libera muratoria, «figlia primogenita dell'intellettualismo settecentesco», nacque in Inghilterra sotto il contrastante auspicio del razionalismo, professato da Locke e da Newton, e di quell'anelito preromantico al mistero, che affonda le radici nella tradizione occultista e nello spiritualismo medievale. Essa si diffuse tosto sul continente europeo «dove -come dice Renato Soriga -abilmente si adattò allo spirito etnico delle varie nazionalità», facilitata nel suo affermarsi «dall'appoggio consapevole che le venne offerto dallo Stato laico nella lotta spogliatrice da esso ingaggiata contro il feudalesimo ecclesiastico». Ma la segretezza e l'umanitarismo professato dalle logge -quando non serviva di trastullo ad un'aristocrazia superficiale ed annoiata -col passare degli anni ed alla vigilia della grande rivoluzione, divenne lo strumento di un ceto borghese in costante ascesa, fino al punto da prestare le sue tecniche e strutture organizzative alla propaganda di idee estremiste. In Italia, dove la massoneria fu un fenomeno d'importazione, essa assunse un aspetto o l'altro, a seconda che cadesse sotto l'influenza inglese, francese o austriaca, dato che le logge servivano -ove più ove meno -ad un certo tipo di penetrazione politica operante dall'esterno, sugli esponenti massonici, che nella società civile erano anche esponenti della classe dirigente. In questo nostro studio abbiamo cercato di ricostruire sistematicamente l'azione svolta dalle varie «obbedienze» massoniche negli Stati della penisola, definendone le caratteristiche ideologiche e seguendone lo sviluppo dalla prima origine fino allo scoppio della rivoluzione francese, allorché le logge si trasformeranno in clubs: dopo termidoro rinasceranno a nuova vita, ma avranno altre caratteristiche ed altre aspirazioni. Ciò comporta naturalmente una sia pure sommaria descrizione dei sistemi massonici europei che penetrarono nei vari Stati della penisola. Ma per quanto riguarda l'Italia, la nostra indagine mira a ricostruire minutamente, fin dove possibile, il tessuto massonico che investiva il nostro paese nel secolo XVIII, non solo mediante la identificazione dei dirigenti, ma anche di tutti gli affiliati, noti ed ignoti, potenti o modesti, cercando di individuarne la posizione sociale, mediante la professione e le qualifiche o cariche rivestite nella vita civile. Ovviamente tali notizie sono state relegate nelle note a piè di pagina. Siffatto lavoro ha necessitato una serie di ricerche d'archivio ed il reperimento di pubblicazioni coeve e di opere successive, riviste o libri, non sempre di facile accesso, né sempre di immediata evidenza. Difatti la bibliografia sul nostro argomento, soprattutto in Italia, è inficiata dalla polemica che, dal '700 fino ai nostri giorni, contrappone la libera muratoria al mondo cattolico, identificandosi non di rado nel contrasto fra democrazia e conservatorismo. Cosicché la pubblicistica è prevalentemente apologetica o polemica, quasi sempre senza la partecipazione di veri e propri ricercatori storici, i quali solo marginalmente hanno toccato l'argomento, pur dicendo cose pregevoli, come a mo' d'esempio Delio Cantimori o Franco Venturi. Una messe particolare di notizie ci è fornita dallo studioso Pericle Maruzzi, il maggiore competente italiano su questo argomento, il quale sulle riviste muratorie firma i suoi saggi con l'anagramma di M. P. Azzuri. Egli però, massone militante, fedele alla fratellanza anche negli anni difficili della repressione fascista, tutto preso dall'interesse per le vicende interne, per l'evoluzione ideologica e il rituale della libera muratoria, non riesce -a nostro avviso -ad inserire la storia della (accepted masons) e, una volta entrati nella fratellanza, acquisivano ipso facto -anche se di cultura e di livello sociale più elevati -gli stessi doveri e diritti degli altri, in base al principio dell'uguaglianza rigorosamente professato ed esercitato dalla corporazione artigiana. Fu proprio attraverso questi muratori accettati che in seno all'arte confluirono correnti eretiche e seguaci dei più disparati insegnamenti esoterici. Già nella prima metà del secolo XVII sarebbero così confluiti nelle logge anche i seguaci di Christian Rosenkreutz, i cosidetti rosacrociani. Questi in origine erano un gruppo di filosofi e di teologi luterani di Tubinga nel Würtemberg, che, raccolti intorno al pastore Johann Valentin Andreae (1586-1654), avevano dato vita ad una società di iniziati, mossi dal desiderio di superare i dissensi religiosi e politici fra cattolici luterani e calvinisti, in nome di un Cristianesimo, esoterico nei suoi contenuti ideali e cosmopolita nella sua forma organizzativa. Essi esposero la loro dottrina ermetica in una serie di pubblicazioni -o manifesti, come vengono chiamati dai loro studiosi più recenti 2 -apparsi fra il 1614 e il 1616 3 che hanno come punto di partenza la vita e le gesta di Christian Rosenkreutz, un dotto cavaliere tedesco che sarebbe vissuto dal 1378 al 1484, il quale durante i suoi viaggi giovanili in Oriente ed in Africa, tra Damasco e Fez, sarebbe stato iniziato ai più grandi misteri della tradizione orientale e della Qabbala. Egli sarebbe poi morto in Germania alla bella età di 106 anni. Ma solo nel 1604, per un misterioso caso, fu reperita la sua tomba, nella quale i discepoli avrebbero trovato il corpo del maestro con in mano un libro ermetico di pergamena scritto in lettere d'oro, circondato di oggetti rituali, campanelli e specchi dalle più strane virtù, lampade perpetue, macchine parlanti ed altre cose del genere. Si tratta evidentemente di un personaggio mitico -mitico anche il nome, che in italiano suonerebbe come: la cristiana croce di rose 4 -la cui storia ha un significato allegorico non sempre evidente. Vi è comunque adombrato il contenuto cabalistico, neoplatonico, gnostico ed alchimistico del Cristianesimo esoterico professato dall'iniziale gruppo di Tubinga, che affermava appunto la necessità di una riforma universale, di carattere religioso e sociale. Influenzati dai mistici medievali, da Giordano Bruno 5 , dall'utopismo di Tommaso Campanella 6 e soprattutto dall'insegnamento di Paracelso, vogliono promuovere il rinnovamento dell'uomo mediante l'ergon: la ricerca interiore del lapis philosophorum, che ha come scopo la santificazione dell'adepto, da cui però deriva il panergon, la ricerca materiale della pietra filosofale, capace di purificare, di santificare anche la materia bruta, trasformandola in oro. Da questo gruppo iniziale nacquero vari altri nuclei clandestini, non gerarchizzati fra loro, che assunsero il nome di Rosacroce, specie in Germania, in Olanda, in Boemia -ove Comenius fu in rapporto di amicizia e di collaborazione con Andreae -, in Francia, in Italia e soprattutto in 2 P. Arnold, Histoire des Rose-Croix et les origines de la Franc-Maçonnerie, Paris 1955; La Rose-Croix et ses rapports avec la Franc-Maçonnerie, Paris 1970. 3 I tre scritti fondamentali sono: (1) Allgemeine und general Reformation der gantzen weiten Welt. Beneben der Fama Fraternitatis dess löblichen Ordens des Rosenkreutzes, an alle Gelehrte und Häupter Europas geschrieben [Comune e generale riforma di tutto il vasto mondo, con aggiunta la Fama Fraternitatis del lodevole Ordine della Rosa Croce, indirizzata a tutti i sapienti e i Capi d'Europa], Kassel 1614; (2) Fama Fraternitatis. Beneben Confession oder Bekanntniss derselben Fraternitet, an alle Gelehrte und Häupter in Europa geschrieben [Fama Fraternitatis, seguita dalla confessione della detta fraternità, indirizzata a tutti i sapienti e capi d'Europa], Frankfurt a.M. 1615; (3) Chymische Hochzeit Christiani Rosencreutz: Anno 1459 [Nozze alchemiche di Cristiano Rosenkreutz nell'anno 1459], Strassburg 1616. La critica moderna considera queste opere come un attacco mascherato alla Chiesa cattolica, come un tentativo di propagandare una religione puramente evangelica e liberata dai dogmi. Cfr. R. Le Forestier, La Franç-Maçonnerie occultiste et l'Ordre des Élus Coëns, Paris 1928, p. 402. 4 Questo accostamento fra la rosa e la croce, oltre che in tanti altri, fra cui Dante, si ritrova anche nello stemma di Lutero, con i due versi: «Des Christen Herz auf Rosen geht | Wenns mitten unterm Kreuze steht» (Il cuore del cristiano riposa sulle rose, quando sta esattamente sotto la croce). 5 F. A. Yates, Giordano Bruno and Hermetic Tradition, London and Boston 1964. 6 Tobias Adami, che dopo il 1610, in Napoli, aveva accesso alla prigione di Campanella e poté così trafugare il manoscritto de La città del Sole, era uno degli autori e promotori del primo manifesto rosacruciano (cfr. P. Arnold, La Rose-Croix cit., pp. 57-58). 7 Inghilterra. Sono gruppi che hanno alle loro spalle la tradizione esoterica medievale confluita nelle Accademie dell'Italia rinascimentale. Gruppi di iniziati, in contatto tra di loro, ed in cui la ricerca alchimistica finisce in molti casi a prevalere sul fine teologico. Nasce così l'affermazione di una tradizione segreta con un seguito ininterrotto di grandi iniziati, che sono i veri Rosacroce, i quali di generazione in generazione si tramandano i misteriosi veri, da cui solo può derivare la salvezza della umanità. Sono questi i maestri invisibili, i maestri sconosciuti, i quali -senza che alcuno li riconosca -si aggirano tra gli uomini, facendo del bene, e cercando gli eletti cui trasmettere la loro dottrina e le loro conoscenze segrete. Essi non solo hanno il segreto della pietra filosofale, ma anche quello del moto perpetuo e quello della panacea, la medicina universale che, fra l'altro, prolunga la vita all'infinito. Pare che nuclei di ermetisti rosacruciani esistessero anche in Italia. Difatti il loro storico, il noto editore berlinese, Friedrich Nicolai, illuminista e massone illuminato, c'informa che a «Venezia e a Mantova esistevano rosacroce in relazione con quelli di Erfurt, Lipsia e Amsterdam... e forse rosacroce fu quell'alchimista e settario milanese Giuseppe Francesco Borri, che formò scuola e finì la sua vita nel Castel Sant'Angelo» 7 . Ma costui -che intendeva fondare una nuova religione, che vendeva un elisir chiamato «acqua degli Dei», che teneva un tono di vita sfarzoso, riuscendo ad annoverare fra i suoi seguaci Cristina di Svezia -era forse più che altro un precursore degli avventurieri del secolo successivo quali Saint Germain e Cagliostro 8 . Sembra che l'Ordine nella sua prima fase perseguisse anche finalità politiche e religiose, in senso antiromano e protestante, poiché i suoi seguaci furono veementemente attaccati dai padri gesuiti, dai quali vennero additati come eretici, maghi e cabalisti. Ma non tutti erano fabbricatori d'oro e taumaturghi. Come abbiamo già detto, per molti occultisti la trasformazione della materia bruta in metallo puro, in oro, aveva un valore metafisico, significando la purificazione dell'uomo in un essere di più elevata spiritualità. Fra i rosacroce e gli alchimisti va ricordato il famoso medico e filosofo inglese Robert Fludd (1574-1637), nonché teosofo e alchimista, permeato di gnosticismo e manicheismo. Egli era noto nel mondo settario con il nome di Joachim Frizius e di Rudolfus Otreb, mentre le sue opere erano pubblicate con lo pseudonimo di De Fluctibus 9 . Lo stesso Descartes, convinto delle teorie mistiche ed umanitarie dei rosacroce durante il suo soggiorno in Germania ed in Olanda -dove erano numerosi soprattutto ad Amsterdam -«ebbe l'occasione di affiliarvisi, senza dubbio per mezzo del suo amico, il matematico Faulhaber; e il famoso "Sogno" di Cartesio, così come diversi opuscoli di gioventù, quali gli Olympica, sono rivelatori di ciò» 10 . Ed in stretto contatto con rosacruciani di Baviera fu perfino Leibniz, come risulta da una sua lettera del 1668; tanto che alcuni studiosi riscontrano influenze cabalistiche nel suo sistema filosofico e nello stesso concetto della monade 11 . È certo che alcuni di questi occultisti, dediti allo studio della cabbala e dell'alchimia, entrassero nella corporazione dei freemasons, per servirsene come copertura e per facilitare i loro incontri segreti 12 . 7 Friedrich Nicolai, Einige Bemerkungen über den Ursprung und die Geschichte der Rosenkreutzer und Freymaurer, Berlin-Stettin 1806, cit. da G. De Castro, Il mondo segreto, Milano 1864, vol. IV, p. 33. 8 De Magri, Giuseppe Borri ovvero un settario del secolo XVII, in «Rivista Europea» 1843. «Borri, Milanais, enthousiaste, chimiste, hérésiarque et prophète» sembra che abbia ispirato all'abate de Villars la figura del conte di Gabalis, protagonista del suo romanzo, celebre fra gli occultisti (cfr. A. Viatte, Les sources occultes du romantisme, Paris 1965, vol. I, p. 30). 9 Scrisse in tale veste un'opera di netto carattere rosacrociano, intitolata Apologia compendiaria, Fraternitatem de Rosea Cruce suspicionis et infamiae maculis aspersam, veritatis quasi fluctibus abluens et abstergens, Leida 1616. Nel 1617 scrisse inoltre un Tractatus apologeticus integritatem societatis de Rosea Cruce defendens contra Libanium et alios. 10 Cfr. in proposito la bibliografia citata da S. Hutin, Le società segrete, Milano 1955, p. 51 n. 11 H. Grasl, Aufbruch zur Romantik Bayerns Beitrag zur deuttschen Geistesgeschichte (1765-1785), München 1968, pp. 103-104. Fece parte della corporazione Elias Ashmole (1617-1692), il fondatore del museo di Oxford «archeologist, astrologer, historian, rosicrucian and freemason» come lo definisce nel titolo della sua biografia D. Wright 13 . L'Ashmole era cattolico e stuardista, poiché col passare degli anni gli interessi occultisti non incontravano più l'opposizione della Chiesa cattolica, che nell'ermetismo magico trovava un alleato contro il razionalismo dei filosofi. Fu ufficiale al servizio di Carlo I edopo la restaurazione -anche di Carlo II: nel suo diario ci narra la sua affiliazione come accepted mason in una loggia inglese nel 1682. Rosacroce, cattolico e stuardista era anche Christopher Wren, il famoso architetto, costruttore della cattedrale di S. Paolo a Londra, che fu addirittura Gran Maestro delle logge londinesi dal 1688 al 1702 14 . Ma molti altri, oltre ai suddetti, fecero parte della gilda muratoria, come membri invitati ed accettati. Non tutti occultisti -questi anzi costituivano una ristretta e chiusa minoranza -ma anche aristocratici ed intellettuali, di varia origine e di vari interessi. DALLA MASSONERIA OPERATIVA ALLA MASSONERIA SPECULATIVA Col passare degli anni, gli elementi speculativi -nobili o alchimisti che fossero -presero il sopravvento in seno alle logge. Sembra che tale processo avesse avuto inizio molto per tempo in Scozia e cioè fino dal secolo XVI 15 ; mentre in Inghilterra esso si intensificò a cominciare dal 1607, quando Giacomo I si proclamò protettore della corporazione e nominò Inigo Jones maestro della stessa: costui organizzò -come in Scozia -le logge sul modello delle Accademie italiane 16 . Comunque, già nella seconda metà del secolo XVII, in Inghilterra, le logge, col prevalere dei massoni accettati, perdono ogni caratterizzazione professionale, per assumere -se non in via ufficiale e statutaria, almeno nella realtà dei fatti -la configurazione di un'associazione culturale e filantropica, che si avvale dei riti, dei simboli, della disciplina e della segretezza ereditate dall'antica corporazione dei liberi muratori. LA POLITICIZZAZIONE DELLE LOGGE Questa lenta trasformazione della massoneria da operativa in speculativa, si stava realizzando in Inghilterra, mentre era in corso la lotta fra gli Stuart e il Parlamento e, successivamente, fra gli Stuart e gli Orange. In tale situazione «le società segrete diventavano punti di riunione per i vinti, i quali se ne servono per i loro intrighi» 17 . Non è dunque un caso se per primi fossero proprio gli Stuart a pensare di servirsi delle logge per i loro fini, dato che ufficialmente la massoneria rientrava ancora nell'osservanza del culto romano, praticando l'obbligo -riconfermato nel 1693 -di essere «fedele a Dio e alla Santa Chiesa», secondo le disposizioni che si trovano ancora negli statuti del 1704 emanati dalla loggia di York. 12 La recente opera di F. A. Yates (The Rosicrucian Enlightenment, London and Boston 1972) pone splendidamente in evidenza la connessione fra il mondo esoterico del sec. XVII e la massoneria; fra i «liberals» italiani, come Sarpi, Bruno, Campanella, Boccalini e altri con il mondo protestante-rosacruciano della Germania meridionale. 13 D. Wright, Elias Ashmole: Archaeologist, Astrologer, Historian, Rosicrucian and Freemason, London 1924. Egli fu ammesso nella loggia di Warrington assieme al suo avversario politico Henry Mainwarin, esponente del partito parlamentare (cfr. Alec Mellor, La charte inconnue de la franc-maçonnerie chrétienne, Tours 1965, p. 38). 14 P. Naudon, La Franc-Maçonnerie, Paris 1965, pp. 29 e 82. Wren, data la sua qualità di architetto, ricopriva nella gilda tale carica quasi per diritto professionale. 15 Em. Rebold, Histoire des trois Grandes Loges des Franc-Maçons en France, Paris 1864, pp. 673-674. R. F. Gould, The History of Freemasonry, London 1951 3 , pp. 673-674. 16 P. Naudon, op. cit., p. 28. 17 B. Faÿ, La massoneria e la rivoluzione intellettuale del secolo XVIII, Torino 1939, p. 100. LE COSTITUZIONI DI ANDERSON Questi principî professati da Desaguliers e dai suoi compagni furono codificati dal «fratello» James Anderson, anche lui pastore presbiteriano, in un'opera che diventerà famosa: The Constitutions of the Free Masons. Containing the History, Charges, Regulations, etc. of that Most Ancient and Right Worshiplul Fraternity. For the Use of the Lodges [Le costituzioni dei massoni, comprendenti la storia, i doveri, le regole ecc. di questa antica e venerabile confraternita. Compilato ad uso delle logge] 22 . L'Anderson, anche se una parte dell'opera fu direttamente ispirata da Desaguliers, fece negli anni che vanno dal 1718 al 1723 una fatica non indifferente, collazionando gli antichi testi della massoneria operativa (che poi distrusse) e studiandoli con scrupolo filologico, prima di arrivare alla stesura definitiva del suo testo, che, sfrondando e riassumendo, condensava in un'unica redazione i concetti essenziali dell'arte muratoria. Il libro pubblicato nel 1723, divenne subito la legge ufficiale della libera muratoria, ogni loggiaanche se indipendente dalla gran loggia di Londra o addirittura in concorrenza con essa -lo ritenne come il proprio testo sacro ed ogni massone lo considerò come il proprio breviario. Si tratta in realtà di un'opera assai curiosa, in cui, con una lettura attenta, si può cogliere lo spirito e le intenzioni riformatrici, sia in campo religioso sia in campo politico, degli estensori. Si divide in due parti. La prima costituisce una storia leggendaria ed assai singolare della massoneria, la seconda espone gli obblighi, i doveri dei fratelli. La storia identifica l'arte muraria con la stessa scienza, la base di entrambe è la geometria, la cui iniziale si identifica con quella di Dio (God)! Il libro delle Costituzioni fa risalire la fondazione della massoneria niente meno che ad Adamo, donde l'insegnamento dell'arte sarebbe passato a Caino -e non al povero Abele! -quindi a Seth, ai profeti, al re Salomone, agli Assiri, agli Egizi, ai Greci, ai Romani, che infine avrebbero introdotta l'arte muraria in Inghilterra. Gesù Cristo è ricordato in una sola riga, come grande architetto della Chiesa. Si tratta insomma di una storia del progresso scientifico che dopo Adamo, avrebbe avuto i suoi capisaldi nelle mitiche figure di Pitagora, Archimede, Tubal Cain... «La storia massonica dell'umanità -dice il Faÿ -è un panorama dei progressi scientifici e materiali compiuti dall'uomo dopo la creazione del mondo» 23 . Ma non manca chi in questa vicenda scorge allusioni e allegorie di una religione esoterica, della quale lo stesso Anderson sarebbe stato un cultore 24 . Comunque la parte che ha per noi un interesse più immediato è quella che espone i doveri del libero muratore. E qui è necessario soffermarci su due punti fondamentali: quello che riguarda la religione e quello che riguarda la politica. In fatto di religione, il testo dell'Anderson dice espressamente nell'art. I: Un massone ha l'obbligo in virtù del suo titolo, di obbedire alla legge morale; e se ben comprende l'arte non sarà mai uno stupido ateo, né un libertino senza religione. Negli antichi tempi i massoni erano obbligati in ogni paese di professare la religione della loro patria o nazione, qualunque essa fosse; ma oggi, lasciando a loro stessi le particolari opinioni, si trova più a proposito di obbligarli soltanto a seguire la religione sulla quale tutti gli uomini sono d'accordo: essa consiste nell'essere buoni, sinceri, modesti, e persone d'onore, qualunque sia il credo che li distingue; da ciò se ne deduce che la massoneria è il centro di unione e il mezzo atto a conciliare una sincera amicizia fra le persone che non avrebbero mai potuto senza di ciò, divenire componenti della stessa famiglia 25 . 22 Il libro dell'Anderson ebbe subito un grande successo e ne vennero pubblicate varie edizioni inglesi. Fu ristampato in Irlanda nel 1730; Franklin ne fece una edizione americana nel 1734. Fu tradotto in tedesco nel 1741, in francese nel 1745. Circa l'antica documentazione sui cui l'Anderson lavorò, cfr. A. G. Mackey, The History of Freemasonry, New York 1898, cap. III. Una parte del detto capitolo si trova tradotto nella «Rivista Massonica» 6 1970 (luglio), pp. 271-274. 23 B. Faÿ, op. cit., p. 123. 24 J. Palou, op. cit., p. 88. 25 Il testo integrale dell'opera di J. Anderson si trova tradotto in italiano nella «Rivista massonica» 4 1969 (aprilegiugno), pp. 165-203. Il solo testo de «Gli antichi doveri di un libero muratore» si trova in Le charte fondamentali della universale massoneria di rito scozzese antico ed accettato, Roma, Casa editrice Atanòr, 1960, p. 15-55. È da quest'ultimo testo che ricaviamo i brani citati. 26 Ivi, pp. 16-17. 27 Molti studiosi e storici della libera muratoria, chiamano la massoneria cattolica, favorevole agli Stuart, massoneria scozzese -in contrapposizione a quella hannoveriana chiamata inglese -per il fatto che gli Stuart sono una dinastia scozzese e perché la Scozia costituiva la roccaforte del loro partito e quindi scozzesi erano la maggior parte degli aderenti. Noi invece preferiamo adottare il termine di massoneria stuardista e -dopo la deposizione di Giacomo IImassoneria giacobita, perché pochi anni dopo, in Francia nascerà la vera e propria massoneria scozzese, che si identifica con la creazione degli alti gradi e che -come vedremo -con la Scozia avrà ben poco a che vedere, se non per il fatto di essere quest'ultima la patria d'origine del suo creatore: A. M. Ramsay. Quindi, per evitare confusioni, fra la massoneria scozzese e la massoneria favorevole agli Stuart, chiameremo quest'ultima stuardista o giacobita. 28 O. Wirth, Le dédoublement de la Franc-Maçonnerie, in «Le Symbolisme», giugno 1930, p. 141. 13 andavano forgiando nella società inglese sullo scorcio del secolo XVII e agli inizi del XVIII. Ed anche il simbolismo ed il rituale, barocco e ridicolo, quale veniva praticato nelle logge aveva una sua ragione storica e sociale, come giustamente afferma Franco Venturi: Le complicate ed arcane cerimonie massoniche, sono formule che sfatano, diradano e allentano le complesse e tacite regole del cerimoniale delle diverse classi sociali, nei loro rapporti tradizionali, nella fissità ancor seicentesca dei loro incontri e scontri 29 . IL PERDURARE DELL'ESOTERISMO OCCULTISTA Nell'ambito di questa massoneria dal carattere filantropico, con implicazioni notevoli di carattere politico e sociale, continuano a sussistere in seno alle logge nuclei di occultisti e di alchimisti alla ricerca della pietra filosofale, della panacea e del contatto immediato col mondo degli spiriti. Secondo alcuni storici, l'esoterismo si sarebbe affermato nella libera muratoria con la creazione di un terzo grado, quello di maestro. Difatti le prime logge inglesi non conoscevano che due gradi: quello di apprendista e quello di compagno 30 . Il titolo di maestro spettava solo a colui che presiedeva le adunanze della loggia e che in seguito avrà il titolo di «venerabile». Ciò si rileva anche da quanto viene affermato nella prima edizione del Libro delle Costituzioni di James Anderson (1722), che parla solo dei primi due gradi. Il grado di maestro, come grado a sé stante, fu introdotto nelle logge inglesi a partire dal 1724 o 1725 ed il suo rituale è ispirato alla leggenda di Hiram, il quale nella parte storica del testo di Anderson viene appena ricordato come direttore dei lavori nella costruzione del tempio di Salomone. Invece nel rituale del terzo grado -quello di maestro -Hiram diventa il biblico architetto, al quale il re Salomone affidò la costruzione del tempio. Egli sarebbe stato ucciso da tre compagni, i quali volendo arrogarsi -senza esserne degni -il titolo di maestro, cercarono di strappargli la «parola», vale a dire il segno di riconoscimento, che solo Hiram conosceva. Al suo rifiuto lo uccisero, lo seppellirono e sulla terra smossa piantarono un ramo di acacia. Fu questo ramo che permise ai compagni, messisi alla ricerca del maestro, di scoprirne il corpo e di dargli sepoltura. Si tratta di una leggenda che si è prestata a varie interpretazioni simboliche, come la ricerca della parola perduta o la volontà di vendicare la morte del padre da parte dei «figli della vedova», come da allora si denominavano i massoni. Questo grado, sostengono alcuni storici, sarebbe stato introdotto nella libera muratoria, dagli alchimisti e dagli occultisti, quasi un appello ai maestri visibili dei rosacroce in nome del segreto massonico e della fraternità cristiana. Dato che il mito di Hiram, oltre a postulare la ricerca della parola perduta con la morte del maestro, nella putrefazione del cadavere e nel suo recupero mediante un particolare rito, si raffigurerebbe un adattamento da parte degli ermetisti di un particolare mito solare «per rappresentare allegoricamente le operazioni successive che, con la dissoluzione, decomposizione e sublimazione, dovrebbero trasformare le materie prime in oro filosofico» 31 . Non è quindi da escludere che affiliati all'ordine dei rosacroce aderissero alla libera muratoria onde meglio occultarvi la propria attività. Oppure -ed una cosa non esclude l'altra -che gruppi di occultisti, fermamente convinti della esistenza di superiori sconosciuti e di iniziati in possesso dei veri segreti alchimistici, credessero che costoro si celassero dietro la segretezza ed i riti esoterici della corporazione e aderissero con questa speranza alla confraternita. Si potrebbe trovare una conferma a ciò nel fatto che il dotto medico inglese William Stukeley, membro della «Royal Society», il primo che dopo la fondazione della grande loggia di Londra fu accolto come libero muratore, nel suo diario sotto l'anno 1720 così scrivesse di sé: «His curiosity 29 F. Venturi, Settecento riformatore, Torino 1969, p. 54. 30 Talvolta la denominazione dei due gradi era: apprendista-compagno e maestro. 31 R. Le Forestier, La Franc-Maçonnerie templière et occultiste au XVIII e et XIX e siècles, Paris-Louvain 1970, p. 48. II IL DIFFONDERSI DELLA MASSONERIA SUL CONTINENTE LE PRIME LOGGE FRANCESI Sembra che i primi gruppi latomistici in Francia fossero sorti già all'indomani del 1649, a Saint Germain, nell'entourage di Enrichetta di Francia, la figlia di Enrico IV e di Maria de' Medici, vedova del decapitato Carlo I, alla quale, nel 1649, Luigi XIV aveva offerto un'ufficiale ospitalità in quel castello. Secondo alcuni storici 1 , furono i seguaci del sovrano giustiziato, rifugiatisi in Francia al seguito della regina, che, nel dare inizio alla lotta contro Cromwell, si valsero della massoneria per complottare all'ombra delle logge contro il dittatore. Certo è che si ha la prova documentata della esistenza di una loggia in seno al reggimento «Royal Irlandais», che, istituito durante il 1661 nell'esilio francese a Saint Germain da Carlo II, ne seguì le sorti anche dopo la sconfitta e seguì il sovrano nel definitivo abbandono dell'Inghilterra. L'esistenza di questa loggia è documentata dal suo riconoscimento ufficiale da parte del grande oriente di Francia molti anni dopo nel 1771. Essa quindi sarebbe sorta, sotto gli auspici degli Stuart, assai prima della grande loggia di Londra 2 . Comunque sia, non è dubbio che a Parigi la prima loggia massonica fu fondata dagli stuardisti nel 1726, per iniziativa di un eroe del partito cattolico inglese, Charles Radclyffe, che nel 1731 assumerà il titolo di lord Derwentwater e che nel 1746, dopo un clamoroso tentativo di rientrare in patria, verrà imprigionato ed affronterà eroicamente la morte sul patibolo a Londra 3 . La loggia fondata da Radclyffe aveva il nome di «Saint Thomas», in onore del santo di Canterbury, che godeva di un culto particolare presso i seguaci degli Stuart. Ma, come abbiamo detto, le logge da chiunque fossero fondate, erano aperte a tutti i fratelli. Ciò non toglie che in seno ad esse -rispettando almeno formalmente le regole imposte dalla fratellanzasi combattesse con sottigliezza dall'una e dall'altra parte per ottenere il controllo della società. Ed è chiaro che col passare del tempo, col rafforzarsi della dinastia hannoveriana sul trono d'Inghilterra, i massoni protestanti, potendo contare sugli aiuti del governo inglese, oltre che sulla validità dei loro principî più liberali, e valendosi delle diserzioni sempre più numerose nel campo stuardista, finissero per affermarsi nelle varie logge, anche se fondate dal partito avverso. Difatti, nel 1729, si verificò una scissione in seno alla loggia di Saint Thomas; scissione in cui s'intravede l'esito di una manovra politica e che dette origine ad un'altra loggia, intitolata anche essa a Saint Thomas, ma che per distinguersi dalla precedente, prese il nome di «Saint Thomas au louis d'argent», dalla insegna della locanda in cui teneva le proprie riunioni. Ed è proprio questa seconda loggia che il 3 aprile del 1732 ottiene il riconoscimento ufficiale da parte della gran loggia di Londra. Nel 1735 essa ebbe l'onore d'iniziare ai segreti massonici un pezzo grosso dell'aristocrazia e della politica francese, il conte di Saint Florentin, segretario di stato di Luigi XV e questo fu un avvenimento così importante per la libera muratoria francese che per la circostanza si mosse da Londra lo stesso Desaguliers, al quale fu affidata la presidenza della riunione. A questa assistettero 1 J. Berteloot, Les francs-maçons devant l'histoire, Paris 1949, pp. 43-44. 2 G. Bord, La franc-maçonnerie en France, Paris 1909, vol. I, pp. 489-491. 3 A. Mellor, La charte inconnue de la Franc-Maçonnerie chrétienne, Tours 1965, p. 94. 16 anche Montesquieu, iniziato qualche anno prima a Londra 4 , lord Waldegrave, ambasciatore di Giorgio II alla corte di Parigi, e il duca di Richmond 5 . Quest'ultimo è un esempio lampante della confusione e dell'opportunismo manifestantesi anche nelle logge sotto l'etichetta della tolleranza. Proveniente dalla file del cattolicesimo più bigotto, essendo nipote della duchessa di Portsmouth, e dati i numerosi predicati nobiliari che accompagnavano il suo nome, nel 1724 era stato eletto gran maestro della grande loggia di Londra. Era quindi passato alla religione anglicana, abbandonando il partito giacobita per quello hannoveriano, mantenendo contemporaneamente ottimi rapporti con l'ambiente cattolico e stuardista. Trovandolo ora al fianco di Desaguliers nella loggia parigina, si può arguire che fino da quell'anno fosse già in atto un notevole avvicinamento fra le due massonerie, a tutto profitto di quella hannoveriana. Contemporaneamente ai fatti che andiamo raccontando erano capitati a Parigi -da Londra e dalla Svizzera -alcuni personaggi meno importanti nel campo culturale e nella vita sociale, nondimeno essenziali alla nostra vicenda: si tratta dell'intagliatore di pietre preziose, il ginevrino Jean Coustos di religione valdese, ed il pittore inglese Collins. Il primo dei due avrà una certa notorietà per un processo famoso che subirà in Portogallo dove verrà arrestato e torturato per la sua attività massonica. Ci verrà fatto di parlarne in seguito. Entrambi fondarono a Parigi logge inglesi, ma per noi -ai quali interessa più che altro la vicenda della massoneria italiana -riveste particolare importanza quella fondata dal Coustos e che da luifinché ne fu il «venerabile» -prese anche il nome, diventando poi famosa sotto la denominazione di «loggia del duca di Villeroy», dal nome del «venerabile» successivo. Questa loggia infatti era composta quasi esclusivamente da stranieri, tedeschi, russi, svizzeri e alcuni italiani. Ritorneremo sull'argomento. Per ora basti constatare come. agli albori della vita massonica europea, partecipino alcuni nostri connazionali, i quali, senza dubbio, nei loro rapporti con la madrepatria o al ritorno nelle loro città, saranno con maggiore o minore consapevolezza, con maggiore o minore efficacia, veicolo di nuove idee liberali e anticonformiste. Ma prima di abbandonare la Francia -dove a cominciare da quest'anno la massoneria è in crescente espansione, tanto da annoverare nel 1771, 154 logge nella sola Parigi e 322 nelle province, più una ventina di logge reggimentali -è necessario soffermarsi su un altro argomento. E precisamente su quel misterioso personaggio, che risponde al nome di André-Michel Ramsay, inventore dello scozzesismo e degli alti gradi massonici. L'AVVENTUROSO RAMSAY E L'ORIGINE DEGLI ALTI GRADI La massoneria protestante o inglese -chiamata anche «massoneria azzurra» dal colore del nastro che adorna la divisa dei fratelli -originariamente era, come abbiamo visto, divisa in due gradi; successivamente, nel 1724, venne adottato un terzo grado, quello di «maestro». Questa struttura fondata sui tre gradi basilari rimarrà tale anche nei decenni successivi. Così infatti si organizzarono anche le prime logge francesi, sia quelle di origine stuardista che quelle di origine hannoveriana, finché non apparve nel mondo latomistico la discussa e misteriosa figura del cavaliere André Michel Ramsay (1686-1743). Di costui, nato ad Ayr in Scozia da padre calvinista e da madre anglicana, ben poco sappiamo, perché amò circondare di mistero le sue origini. Come del resto poco si sa sugli ultimi anni della sua vita e circa la sua morte 6 . 4 Secondo quanto afferma «The British Journal» del sabato 16 maggio 1730 Montesquieu insieme al conte de Sade fu iniziato alla massoneria nella loggia «The Horn» di cui era maestro il duca di Richmond. Cfr. P. Chevallier, Les ducs sous l'acacia ou les premiers pas de la Franc-Maçonnerie en France, Paris 1964, p. 52. L'opera dello Chevallier è fino ad oggi la più seria e filologicamente la più documentata sulle origini della massoneria in Francia. Un modello in questo campo di ricerche. 5 B. Faÿ, op. cit., P. Naudon, op. cit., p. 37. 6 Per l'aspetto massonico della vita di Ramsay cfr. il profilo biografico, brillante, ma tracciato col solito spirito antimassonico da B. Faÿ (op. cit., pp. 191-200). Ecco l'inizio: «Il cavalier Ramsay fu un nobile scozzese, che non visse C'è chi sostiene -come Voltaire, che nutriva un rancore particolare contro il protagonista della sua Ramsaÿde -che fosse figlio di un fornaio, mentre altri lo vuole discendente da nobile famiglia. Sappiamo però che studiò ad Edimburgo e che esercitò la professione di precettore. Nel 1706 lo troviamo in Olanda, durante la guerra tra la Francia e l'Inghilterra per la successione spagnola, non si sa se in veste di soldato o di spia. Nel 1709, a Cambrai, incontra il vecchio Fénélon e sarà questo l'avvenimento fondamentale della sua vita. Ne divenne il discepolo prediletto e poi segretario; dopo la sua morte, l'erede spirituale ed il biografo. Da deista, quale era diventato, si convertì al cattolicesimo, ma a quel particolare cattolicesimo quietista, professato da Madame Guyon e da Fénélon, che auspicavano una totale riforma della Chiesa romana. Perché, nonostante l'animo mite e l'erasmiano rifuggire dai contrasti violenti, l'arcivescovo di Cambrai nutriva un modo di pensare anticonformista ed ardito, che sembrava precorrere quello dei philosophes. Tanto da esplodere in un giudizio profetico come questo: «Il nostro popolo non conduce una vita da uomini; l'eccesso di tribolazioni è così grande, che un bel giorno gli scapperà la pazienza» 7 . Nel 1714, poco prima della sua morte, Fénélon mandò Ramsay da Madame Guyon, di cui a sua volta divenne il segretario. Nel 1724 lo troviamo a Roma, presso il pretendente al trono d'Inghilterra, che nell'esilio continuava a portare il nome di Giacomo III, quale precettore del figlio Carlo Edoardo. Poco dopo riparte per l'Inghilterra, dove -fatto piuttosto curioso -nonostante la conversione al cattolicesimo e la dimestichezza con gli Stuart, gli viene conferito il titolo di dottore dall'Università di Oxford e viene nominato membro della «Royal Society», roccaforte dello spirito massonico-anglicano, e della quale dopo la morte di Newton, era magna pars lo stesso Desaguliers. A Londra fu iniziato alla massoneria il 17 marzo del 1730 nello stesso anno e nella stessa loggia «The Horn» di Westminster 8 , nella quale due mesi dopo verrà iniziato Montesquieu. Da questo momento alla sua già notevole attività letteraria e pedagogica, aggiunse quella latomistica, che esercitò una influenza grandissima sulle vicende della massoneria europea e che culminò con il famoso discorso tenuto in una loggia a Parigi nel 1737. In questo discorso l'avventuriero scozzese assegna nuove finalità alla libera muratoria e ne traccia una nuova storia. Egli comincia la sua orazione elencando le quattro doti indispensabili per diventare un buon massone: Humanité, morale pure, secret inviolable, goût des beaux arts. Quindi definisce lo scopo della confraternita: Les hommes ne sont pas distingués essentiellement par la difference des langues qu'ils parlent, des habits qu'ils portent, des pays qu'ils occupent, ni des dignités dont ils sont revetus. Le monde entier n'est qu'une grande République, dont chaque Nation est une famille et chaque Particulier un Enfant. C'est pour fai re revivre et répandre ces essentielles maximes prises dans la nature de l'Homme, que notre Société fut d'abord établie. Nous voulons réunir tous les Hommes d'un esprit éclairé, de moeurs douces et d'une humeur agréable, non seulement par l'amour des Beaux Arts, mais encore plus par les grands principes de vertu, de science, et de religion, où l'intérêt de la Confraternité devient celui du Genre Humain tout entier, où toutes les Nations peuvent puiser des connaissances solides et où les Sujets de tous les Royaumes peuvent apprendre à se cherir mutuellement, sans renoncer à leur patrie ... 9 . mai in Iscozia e non era nobile: soltanto nell'industria il suo titolo poteva valere. Fu un giacobita che il re Giorgio II protesse, un cattolico il cui cuore rimase protestante e l'intelligenza pagana, un massone che non pensò se non al cristianesimo, un apostolo di verità che continuò a mentire fin sul letto di morte...». Tale profilo va integrato con quello tendenzialmente apologetico di J. Palou (op. cit.,). L'opera e l'influenza che il Ramsay esercitò nella vita culturale del suo tempo è magistralmente tratteggiata da F. Venturi (Le origini dell'Enciclopedia, Torino 1964 2 , pp. 16-26). 7 Citato in E. Lennhoff, op. cit., p. 63. 8 A. Mellor, La charte inconnue cit., p. 80 ss. 9 Il testo del discorso è integralmente riportato da J. Palou, op. cit., pp. 317-324. Una illustrazione nuova e intelligente del discorso, integrata da una vasta documentazione inedita si può leggere in P. Chevallier, op. cit., p. 133 ss. 13 Les plus secrets mystères des hautes grades dévoilés, s.l., 1774 (ristampa), con una introduzione di R. Le Forestier, Dijon 1915. 14 I sostenitori di questa tesi furono particolarmente sulla fine del secolo due massoni razionalisti, il tedesco Christoph Bode e il francese Nicolas de Bonneville. Questo ultimo scrisse in merito un libro di un certo successo: Les Jésuites chassés de la Maçonnerie et leur poignard brisé par les maçons, pubblicato anonimo a Londra nel 1788. 15 Cfr. F. Venturi, Le origini dell'Enciclopedia, Torino 1963, pp. 16-26. 21 LA MASSONERIA NEGLI STATI IMPERIALI Mentre in Francia la massoneria celava all'interno delle logge il dissidio fra hannoveriani e giacobiti, contemporaneamente essa stendeva le sue ramificazioni in tutto il continente europeo einserendosi nella espansione coloniale della Inghilterra e della Francia -si propagava anche nelle altre parti del mondo. Dalla Russia al Portogallo, dall'India alla America settentrionale, si registra nel ventennio successivo al 1717 un fiorire di logge, promosse per lo più in questo periodo dalla Grande Loggia di Londra. Ma agli effetti dell'argomento che stiamo svolgendo, ci preme sottolineare quegli aspetti della massoneria europea, che, direttamente o indirettamente, eserciteranno un certo influsso sul sorgere e sulla evoluzione della libera muratoria in Italia. Meno di dieci anni dopo la fondazione della Grande Loggia di Londra, la massoneria si era dunque stabilita in vari paesi europei, probabilmente introdotta da mercanti inglesi o da ufficiali irlandesi e scozzesi, assai numerosi negli eserciti delle potenze continentali. Si registra così, nel 1726, la fondazione di una loggia a Praga intitolata «Zu den drei Sternen». Né la cosa ci meraviglia poiché la Boemia era da secoli una terra dove allignavano sette segrete, di carattere religioso, politico, e sociale, dai discepoli di Comenius 16 ai «fratelli Moravi», fondati da poco (1722) dal conte von Zinzendorf. Il fondatore della loggia e suo primo «venerabile» fu il filantropo conte Franz Anton Sporck, odiato e perseguitato dai Gesuiti, anche perché aveva installato a Praga una tipografia clandestina, dalla quale uscivano scritti di propaganda giansenista. I Gesuiti nel 1729 riuscirono a farlo arrestare ed a farlo sottoporre ad un processo, dal quale uscì assolto qualche anno dopo, solo nel 1736, per l'intervento del duca Francesco Stefano di Lorena, che nel frattempo era divenuto il marito di Maria Teresa e si era fatto massone 17 . L'arresto del ricchissimo aristocratico boemo e la conseguente chiusura della loggia di Praga segna così la prima persecuzione antimassonica d'Europa, avvenuta per iniziativa dell'imperatore Carlo VI. Ma non durò a lungo, dato che meno di due anni dopo veniva iniziato alla massoneria Francesco Stefano di Lorena, prescelto dallo stesso imperatore come marito dell'unica figlia Maria Teresa, che infatti sposerà nel 1736 e insieme alla quale col titolo di correggente salirà sul trono imperiale nel 1740. Egli fu iniziato in una loggia istituita appositamente da Londra all'Aja in Olanda, dove la massoneria era penetrata alcuni anni prima sulla scia delle relazioni commerciali. Francesco Stefano era uno spirito sinceramente religioso, cresciuto nel culto cattolico alla corte di Vienna, ma sensibile alle istanze di un cristianesimo più aperto nel campo intellettuale e più interiorizzato rispetto ai valori fideistici. Muovendo dalle premesse quietiste di Fénélon e dalle idee liberali di Ludovico Antonio Muratori, i suoi autori preferiti, approdò nel suo intimo a conclusioni non lontane da quelle gianseniste 18 . Ma Francesco Stefano era anche un appassionato cultore dell'alchimia, al cui studio dedicava molto tempo, frequentando alchimisti, tra i quali non mancheranno i volgari truffatori. Fu dunque l'anelito religioso a spingerlo nelle braccia della libera muratoria con la speranza di trovare nelle logge il completamento del culto tradizionale? O fu -come sostengono alcuni 19 -la sua 16 Comenius, che era in contatto con il fondatore dei rosacroce Johann Valentin Andreae, esercitò tramite le sue opere una notevole influenza anche sul redattore del Libro delle Costituzioni, James Anderson. Cosicché si può a buon diritto parlare di una influenza diretta del pedagogista boemo sulla massoneria moderna (cfr.
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