Enthymema V 2011 L'invenzione del romanzo. Dall'oralità alla lettura silenziosa

Rosamaria Loretelli, Francesca Cuojati
unpublished
Il libro Recensiamo, Rosamaria Loretelli, L'invenzione del romanzo. Dall'oralità alla lettura silenziosa, Laterza, Roma-Bari, 2010. Parole chiave Romanzo, lettura, oralità, libro, Settecento Contatti francesca.cuojati@unimi.it Il libro era di quelli che attraggono un animo delicato e non lasciano più. Ottilia perse ogni nozione di tempo, senza considerare che per rientrare l'attendeva ancora un bel tratto sino al padiglione. Stava immersa nel suo libro, in se medesima [...]. 1 Aveva una voce
more » ... oniosa e profonda, e già si era fatto conoscere e apprezzare, in altri tempi, per la dizione animata e sensibile dei testi poetici e di discorsi. [...] Una sua particolarità era di non sopportare che, quando leggeva, gli guardassero nel libro. Prima, quando leggeva poesie, commedie, racconti, ciò era in rapporto col desiderio, intenso e peculiare ad ogni dicitore-come al poeta stesso, al commediografo, al narratore-di sorprendere, di aprire intervalli, di creare un senso di attesa: simili effetti, voluti ad arte, restano infatti gravemente impediti, se qualcuno precede con lo sguardo chi legge. 2 A Ottilia-lettrice solitaria e silenziosa-ed Eduardo-performer da salotto della parola che legge-è affidata l'apertura del quarto capitolo nel saggio di Rosamaria Loretelli L'invenzione del romanzo. Dall'oralità alla lettura silenziosa. Tra le Affinità elettive che nel romanzo di Goethe spingono fatalmente i due personaggi una nelle braccia dell'altro manca dunque quella che li accomunerebbe anche come lettori. Individuo tipografico «che si fida[...] più dei propri occhi che delle labbra altrui», 3 Ottilia incarna, secondo Loretelli, «il nuovo tipo di lettore formatosi nell'arco del Settecento», 4 cui si contrappone Eduardo «che vorrebbe invece continuare a usare la voce per creare emozione, vorrebbe assumere il potere che deriva dal farsi attore e dalla comunicazione corporea». 5 All'alba del XIX secolo, Ottilia è perciò «parte di un'umanità diversa, trasformata da una pratica
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